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CASTEL BARADELLO, Como.

12 LUGLIO - 1° SETTEMBRE 2024

     Mostra personale a cura di Roberto Borghi

Nei suggestivi spazi della torre medievale del Castel Baradello, la torre del Barbarossa, che domina la città di Como, Emilio Alberti presenta la sua Chiocciola Cosmica in una serie di dipinti e opere digitali che documentano la genesi e lo sviluppo di questa nuova figura mitologica creatrice di mondi e di galassie, densa di significati e suggestioni metaforiche legate alla Sezione Aurea e alla serie numerica di Fibonacci. Un'autentica mitopoiesi, una intensa narrazione per immagini intorno a un nuovo mito cosmogonico. La mostra è accompagnata dalla lettura del racconto di Antonio Bianchetti ispirato alla Chiocciola Comica e da una serie di eventi musicali e readings poetici.
La Chiocciola Cosmica esordisce nel 2020 a Cherasco (Cuneo) nell’ambito della manifestazione Helix 2021 con una mostra a lei dedicata, successivamente è presentata alla Galleria Il Salotto di Como e lo scorso anno a Palazzo Ducale di Revere presso Mantova a cura di Michele Caldarelli.
“La spirale e il vortice sono da sempre presenze costanti nel mio lavoro in modo più o meno consapevole, dai mulinelli nell’acqua alle volute concentriche dei labirinti. La linea che si avvolge in infiniti giri intorno a se stessa evocata dalle circonvoluzioni del guscio della chiocciola è una forma geometrica onnipresente in natura: dalla disposizione dei semi del girasole ai cicloni, dalla struttura del nostro DNA fino alle galassie.
La Sezione Aurea che nel Rinascimento fissò il canone della bellezza e l’armonia delle forme nell’arte e nella natura è la regola fondamentale che determina l'armonia del mondo e dell'intero universo. Le medesime strutture accomunano il microcosmo e il macrocosmo, il cielo e la terra obbediscono alle stesse leggi."

"Nel segno della chiocciola", una narrazione per immagini nel cui linguaggio estetico formale si intrecciano tecnica digitale e pittura. Ricorrono i temi portanti dell'opera di Aberti, in particolare il concetto di soglia, come atmosfera e forma imprendibile del passaggio fra un qui e un altrove, e quello di tempo, come tentativo di cogliere il rapporto fra l’istante e l’infinito. Finestre che si aprono su paradossi spazio-temporali, autentiche soglie del tempo e dello spazio. Una riflessione che pone l’opera d’arte come luogo di confronto tra il visibile e l’invisibile, alla ricerca di altre dimensioni del sensibile. Opere che offrono l’esperienza concreta di un racconto visivo, a volte ermetico a volte ironico. Presenza ricorrente è il personaggio della Chiocciola Cosmica, figura chiave della mitologia cosmogonica di Alberti che si aggira nello spazio profondo dando vita a galassie e a vortici siderei con la sua luminosa scia iridescente: spirito guida verso nuovi mondi possibili, verso una nuova umanità, verso l’utopia di un nuovo umanesimo.

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NEL SEGNO DI SAVINIO
di Roberto Borghi

La sezione aurea - detta anche proporzione aurea o divina proporzione - ha rappresentato una sorta di magnifica ossessione per una fitta schiera di poeti, artisti e soprattutto architetti del Novecento che, sulla scorta di una suggestione rinascimentale, hanno scrutato la natura in cerca di una perfezione matematica da contemplare e replicare nelle proprie opere. Tra costoro vanno annoverati anche Cesare Cattaneo e Mario Radice: la fontana di piazza Camerlata, che si staglia a poche centinaia di metri in linea d'aria dal Castello Baradello, è stata progettata nel 1935 dall'architetto razionalista e dal pittore astrattista in base ai valori armonici e alle qualità auree del cerchio. I cercatori della divina proporzione sottoponevano ad «analisi armoniche» il corpo umano, ma anche dettagli di minerali, fiori, foglie, animali e conchiglie: soprattutto, o forse solo in maniera più scrupolosa, dettagli di conchiglie e animali; in particolare di una conchiglia, la nautilus, sinuosa ed enigmatica più di qualsiasi altra, e di un animale lento e determinato che porta sulle spalle una piccola conchiglia... La chiocciola alla quale Emilio Alberti ha dedicato un ampio ciclo di opere è proprio questo animale. Tutta l'opera dell'artista lariano attinge da un peculiare immaginario simbolico che annovera tradizioni antichissime e teorie futuribili, arcaicità e fantascienza. Le avanguardie novecentesche, a guardarle bene, erano attraversate dalla medesima polarizzazione: si sporgevano insistentemente verso un futuro inafferrabile e, allo stesso tempo, vagheggiavano un passato il più remoto possibile, inseguivano la novità assoluta e sentivano la nostalgia dell'origine. Alberti è un artista novecentesco almeno nella misura in cui prova a dilatare il tempo tendendolo dai suoi estremi. Questo tempo ampliato dalla tensione tra passato e futuro, origine e fine, coincide con quello che Alberto Savinio definisce “il tempo del mito”: un ambito dall'estensione indefinita, un contesto nel quale le azioni avvengono e si ricapitolano allo stesso tempo, in una sorta di continua ripetizione. Non è un caso quindi se Savinio, dalla cui Annunciazione del 1932 prende palesemente spunto un'opera di Alberti, sia un po’ il nume tutelare della mostra, né che una delle sculture più celebri del nostro artista, creata a inizio anni Novanta, si intitoli Perpetuum mobile. A differenza di Alberti però Savinio era tutt'altro che entusiasta del progresso scientifico (“nel corso della mia vita ho visto capovolgersi per ben quattro volte il parere sulle virtù nutritive dei pomodori”, recita un famoso e disarmante passo della Nuova Enciclopedia). Quella a cui guarda Alberti però è una scienza misticamente intesa, oppure forse una peculiare forma di fantascienza in cui le chiocciole si muovono lungo la via Lattea come se fossero navicelle spaziali. Una scienza intrisa di mito, di cui l’atavica credenza che una chiocciola cosmica abbia generato con la sua bava l'universo non è che una manifestazione esemplare. In fondo anche il grande dibattito sulla proporzione aurea appartiene più alla mitoscienza che alla scienza, ma per l'arte poco importa. Quanto alle chiocciole e alla loro valenza cosmica, anche Savinio ne era talmente convinto da inserirle come protagoniste occulte di due dei suoi quadri-manifesto: Tombeau d'un roi maure e Les rois mages, entrambi del 1929. Io confesso di preferire le chiocciole più riconoscibili e più libere di vagabondare nelle galassie di Alberti: animali erranti che portano sulle spalle l'enigma del loro più autentico significato.