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COMO, PALAZZO DEL BROLETTO, 12 MARZO - 2 APRILE 2017
Mostra personale a cura di LAKE ART Associazione Culturale, con il sostegno Assessorato Cultura Comune di Como


Una serie di dipinti legati all’immagine del vortice sono i protagonisti di “Vertigini”, mostra di Emilio Alberti organizzata con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Como, con la quale prosegue la ricerca delineata lo scorso anno nell’ampia rassegna al Palazzo Ducale di Revere (Mantova) dove sondava suggestioni e simbologie legate al tema dell’acqua.
La tecnica utilizzata è del tutto personale e prevede stucchi e lamina metallica su tela, In alcuni lavori più recenti anche l’utilizzo di sale opportunamente trattato al fine di ottenere particolari effetti materici.
La continua ricerca sui materiali è fondamentale nel percorso artistico di Emilio Alberti, come la contaminazione fra i diversi linguaggi e fra le arti. Questa mostra è presentata dallo scrittore e filosofo Gianfranco Giudice e sarà introdotta da un intervento musicale del musicista Filippo Casati, in dialogo con le opere.
Lo spunto creativo alla base di questa ciclo di opere è il turbinio di un moto vorticoso. E’ la vertigine sull’orlo di un abisso che ci attrae con forza. E’ la paura che questa attrazione provoca in noi. Uno spazio profondo, incognito, metafora di realtà possibili e futuri inquietanti. “La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.“ Scrive Milan Kundera.
L'immagine del vortice affascina per la sua attrazione ipnotica e inquietante ma anche per la possibilità di una duplice interpretazione: la caduta o l'ascesa (come indicano alcuni titoli di opere esposte: “Ade”, “Empireo”, “Ascesa”).
I dipinti di Emilio Alberti suggeriscono un’idea di spazio oltre la tela che a volte sembra precipitare in abissi oscuri e a volte sembra elevarsi in prospettive verticali. Uno spazio ambiguo, che va continuamente individuato, designato… E’ un invito ad andare oltre.
Come in una pagina di Borges, siamo invitati ad individuare anche ciò che non c'è, a intuire l'alternativa possibile, l'altra faccia del mondo: a coglierne la traccia nascosta.